Confidenziale RadioKairos – 4a puntata del 15 novembre 2015

In questa onda “parigina” ci sentiamo tipo Matrix come dice il buon Giovanni Truppi e apriamo increduli questa puntata di Confidenziale con queste parole: “I cattivi ci sono, ma quelli ci sono sempre stati, però sono uomini. Mi immagino invece un fatto più pazzo tipo che pure ai cattivi gli è sfuggita di mano…tieni presente Matrix? tipo Matrix…”  Tante suggestioni musicali e letterarie e le riflessioni contro la violenza che più condividiamo. Tutto nella playlist completa della 4a puntata della 8a stagione del 15 novembre 2015. In replica venerdì 20 novembre alle 19.30.

Ascolta o scarica il podcast qua

parigiGiovanni Truppi – Conversazione con Marco sui destini dell’umanità
Paolo For Lee – In Love and War
Nicolò Carnesi – Mi sei rimasta negli occhi
Calibro 35 – Bandits On Mars
Deproducers  -Costellazioni – Piccola guida stellare
Adriano Viterbini – Tubi Innocenti (ft. Fabio Rondanini)
Ardecore – Sinnò me moro
Joe Victor – Love me
Herself and The Laissez Fairs – I Don’t Mind
Gabriella Ferri – Tu nun me piaci più

sotto il tappeto musicale di
Air – Ce Matin La

Per la rubrica “Note(the)book” ovvero la letteratura per la musica leggiamo un brano da “L’eco di uno sparo” di Massimo Zamboni

Ne “La parrucchiera Indie” parliamo  del tempo giusto per pubblicare un disco, di come diventare collezionisti di vinili e dei misteri del walkman per gli adolescenti.

Per la rubrica “Suoni_Doc” vi segnaliamo il documentario “Musica per conferenze spaziali” dei Deproducers

Le “Parole Sante” di oggi sono un inno alla non violenza e sono dedicate ai tristi fatti di Parigi con Ascanio Celestini, Igiaba Scego e Tiziano Terzani

 

Faccio un paragone che sembra azzardato, ma sono convinto che non lo sia. Nel nostro paese è stato possibile chiudere i manicomi perché gli infermieri e i medici che ci lavoravano si sono ribellati contro i medici e gli infermieri che gli lavoravano accanto e volevano (per paura, per interesse personale, per ideologia, per stupidità, per morbosità) tenere in piedi quel tritacarne umano che era il manicomio. La stessa forza dobbiamo trovarla nelle donne e negli uomini di religione islamica che vogliono e devono aiutarci a combattere dall’interno questo tumore spietato. Le bombe non serviranno a nulla. Inaspriranno la violenza, moltiplicheranno gli assassini, trasformeranno i pacifici in guerriglieri. Sarà duro e forse anche pericoloso. Ma bisogna saltare da questa finestra perché non c’è una minestra in alternativa.

di Ascanio Celestini, Apriamo le porte all’islam

Viviamo tempi duri. Tempi in cui quello che è sempre sembrato normale è messo in discussione. E non è la partita di calcio a cui i populisti vorrebbero ridurre la faccenda. Non è musulmani cattivi contro il resto del mondo buono. Siamo davanti a persone pericolose che hanno un piano preciso, un piano di guerra, e sono contro tutti. Sono terroristi che sono contro la vita. Sono contro i musulmani che considerano “finti” perché non violenti come loro e quindi più infedeli degli infedeli. Sono contro gli altri perché rei di non partecipare alla loro ideologia di morte. Il loro scopo è chiaro, quasi lampante, vogliono la nostra disgregazione, vogliono suscitare paura, vogliono farci vivere nell’angoscia.Vogliono che ci guardiamo in cagnesco, che cominciamo a odiarci, a darci mille e più coltellate. Quindi capite che seguire un pensiero populista, fare di tutta un’erba un fascio, odiare il prossimo, significa solo fare il gioco dei terroristi? Diventare complici di chi vuole annientarci? Ma io, al contrario di chi predica il populismo, non voglio avere paura. Voglio che il prossimo resti mio fratello.

di Igiaba Scego, Non permettiamo ai terroristi di farci vivere a metà

In tutta la storia ci sono sempre state delle guerre. Per cui continueranno ad esserci”, si dice. “Ma perché ripetere la vecchia storia? Perché non cercare di cominciarne una nuova?” rispose Gandhi a chi gli faceva questa solita, banale obbiezione. L’idea che l’uomo possa rompere col proprio passato e fare un salto evolutivo di qualità era ricorrente nel pensiero indiano del secolo scorso. L’argomento è semplice: se l’homo sapiens, quello che ora siamo, è il risultato della nostra evoluzione dalla scimmia, perché non immaginarsi che quest’uomo, con una nuova mutazione, diventi un essere più spirituale, meno attaccato alla materia, più impegnato nel suo rapporto col prossimo e meno rapace nei confronti del resto dell’universo? E poi: siccome questa evoluzione ha a che fare con la coscienza, perché non provare noi, ora, coscientemente, a fare un primo passo in quella direzione? Il momento non potrebbe essere più appropriato visto che questo homo sapiens è arrivato ora al massimo del suo potere, compreso quello di distruggere sé stesso con quelle armi che, poco sapientemente, si è creato.

di Tiziano Terzani, Lettere contro la guerra

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