Confidenziale RadioKairos – puntata del 25 marzo 2012

La playlist della 21.a puntata della 4.a stagione del 25 marzo 2012

ascolta o scarica il podcast qui

Nobraino – Film Muto
Alkene – La mia ansia
New Adventures in Low-Fi – Crooked Fingers
Kyle – Empty Fragments
Chewingum – China Metropolitana
Bad Love Experience – Dawn Ode
Ex-Otago – Figli dell’Hamburger
Very Short Shorts – Briganti
Vadoinmessico – In Spain
Soviet Soviet – Contradiction
The Last Project – Futurephobia

oppure leggetela così
la “Playlist in Lyrics”

Il mio film muto in Spagna è una contraddizione che ha giorni senza maniche. La mia ansia è una Cina metropolitana, un frammento vuoto, una pessima esperienza d’amore! Noi, figli degli hamburger con la paura del futuro, sogniamo tra i briganti di oggi, il Robin Hood di ieri.

tappeto musicale di
Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo – Come una Milonga
Peppe Voltarelli – Coupe de Coeur a Montrèal

Nella parrucchiera indie si parla di
Mariposa, Muffx e parole note

La ricetta confidenziale è
“Orecchiette con broccoletti, uva sultanina e pinoli” di Annie Hall su indiecook

“Parole sante”
Tiziana  legge “Perimetri Immunitari”

Ecco la triste sfilata delle figure geometriche, quelle rigorose, coerenti, precise, unicamente esatte:
Un triangolo. Un esagono. Un ottagono. Un Endecagono. Un cerchio. Un quadrato…
Chi nasce tondo non può morire quadrato.
È tutta colpa del perimetro.
Lo dice la definizione stessa “Il poligono è la parte di piano limitata da una poligonale. In pratica la poligonale divide il piano in due parti: il poligono è la parte limitata”.
Io non ci sto! A me non piace! Lo scriverò anche su Facebook, con il dito in giù!
Protesto che un cerchio dopo una vita non possa decidere come morire.
È un suo sacrosanto diritto scoprirsi angusto in quella costante lontananza dal centro, in quel raggio che dista sempre la stessa monotona azione e allora con un sobbalzo fuori dal limite credo che si meriti di ricevere un funerale da quadrato.
È lecito scrivere sulla sua lapide “qui giace chi nacque tondo, ma perse il perimetro nell’incontro tra linee e, sfilando attraverso un ellissi, un triangolo, un ottagono finì per morire quadrato”.
Sarebbe davvero un gran bel modo di dire addio a una vita!!! Che funerale, ragazzi!!!
Ogni poligono ha un’area, e tutti rimuginiamo sulla sua formula per poterla calcolare. Il potere di quantificare!!! Fa sentire meglio!!! Ma davvero si sta meglio a sapere quanto è limitata una parte?
E soprattutto a nessuno è venuto in mente di calcolare anche la formula per l’area che resta fuori?
Ma la complicazione è proprio questa! La quadratura del cerchio si riferisce all’impossibile compito di costruire con riga e compasso, a partire da un cerchio, un quadrato della stessa area.
E allora qualcuno decise (per proprio conforto) che il tondo resterà tondo e il quadrato resterà quadrato. E nemmeno le loro spoglie si incontreranno. Sigh Sigh. Pace all’anima loro!
È tutta colpa del perimetro.
Quel confine, che sa alterarsi in sbarramento, in fortificazione a difendere. Anche senza una guerra!
ALT da qui non si passa!!! Proprietà privata!!! Fili ad alta tensione!!!
Tutto quello che c’è è dentro!!!
E dentro è tutto ben suddiviso in un ripetersi di perimetri ben distinti!!!
Che ordine!!! Meglio di un armadio IKEA!!!
In alto a sinistra la donna, reggiseni e perizomi a gogò. gonne di tutte le misure e anche fuor di misura, rossetti da labbrone che non deve chiedere mai, mascara da occhio a cerbiatto, profumo Chanel n5, ma qualsiasi numero va bene. un pizzico di civetteria, qualche lacrimuccia ben misurata, quel tanto che basta per restare in equilibrio precario su un tacco 12 cm!
In alto a destra, la moglie, grandi enciclopedie di cucina, frullatori e sbattitori in azione, vaporetto, lisoform, profumatori per armadio, volantino con le offerte del supermercato sempre aperto, igienizzanti, ferro da stiro e montagne di camicie, ovviamente non sue! Piccole ossessioni domestiche per tutti i gusti! e un “sano mal di testa” che, non si sa mai, ma può sempre servire!!!
in basso a destra, la madre, pannolini e biberon a gogò. Tutone da casa! Di quelle che più coprono meglio è. Buoni consigli, grandi aspettative, orgoglio genitoriale a in tutte le salse, anche se quella di pomodoro è la preferita dalla famiglia, ma l’alimentazione, si sa, deve essere varia! Pattini a portata di piede…dentista/asilo/pediatra/farmacia/danza….oggiiiiiiiiii si correeeeeeeee!!! E anche domani!!!
in basso a sinistra, la donna in carriera, ma visto l’andamento del mercato del lavoro oggi, direi che va anche bene la donna lavoratrice semplice senza nessuna velleità! Abiti da lavoro a seconda dell’occorrenza! dal tailleur provocante al vestitino dimesso. Un’agenda piena di appuntamenti, promemoria che si accendono come funghi, appunti in bagno che se sbagli e li confondi con la carta igienica, beh lì sono fatti tuoi! Un tono un po’ sopra la media. Ostentare sicurezza. Padronanza della situazione. Efficienza in prima linea…1/2/3 si parteeeeeeeeee e si produce!!!
Nel primo cassetto, la figlia
Nel secondo, l’amica
Ne terzo, la sognatrice
Nel quarto, la sportiva
E così via!!! Ma attenzione niente deve essere comunicante. Tutto ha un suo codice di riferimento. Quel famoso codice a barre. Bip..Bip ed il prezzo è servito con uno sciapo contorno di perimetro a dividere!!!
Si salta da un ruolo all’atro, scandendo bene i passaggi. Lasciando il vecchio nel suo posto sicuro.
Che faticaaaaaaaaacciiiiaaaaaaaa!!!
Come fa una donna ad accantonare il suo essere donna mentre allatta, e come si fa a protocollare mille lettere senza pensare anche all’uomo che si ama, o all’aperitivo con l’amica, o a un padre che invecchia o un nuovo film da poco uscito al cinema e che per nulla al mondo mi perderei?!
Come si può decidere “ORA sarò quel cassetto!?
Come tanta rigidità di confine!!!
Come si può pretendere di dare un nome, ad ogni costo, qualsiasi sia il prezzo da pagare?
Un nome è il più grande contenitore che esiste. Ma non è l’armadio IKEA. No no. Non ha spazi predeterminati da riempire, ma un grande spazio che si crea man mano che la vita inciampa, sgretola, esce dalla misura definita. E soprattutto un nome assume significato quando qualcuno lo pronuncia! lo arricchisce! Lo racconta!
Ah come amo il mio armadio in disordineeeeeee. Ecco perché non ci trovo mai nulla.
In ogni maglione messo alla rinfusa c’è un’idea ancora non sperimentata.
In ogni calzino senza la sua metà ,una lunga pausa di sospensione nella corsa verso una meta.
Nella confusione delle stagioni, sfilano tutte le età che, spesso senza saper convivere, si radunano venendo da tempi diversi.
Nelle giacche mancanti di bottoni, un tentativo di apertura verso l’esterno.
In un cassetto insieme ai reggiseni trovo uno scaldacuore a ricordarmi che la forma va via e resta il sentimento delle cose.
Nel mio armadio, lo confesso, si inciampa!
Così come dentro ognuno di noi.
Non siamo dunque un armadio Ikea, pensai una mattina in cui non trovavo il maglione verde speranza. Non siamo fatti a scacchiera! Siamo più che altro una grande sfera, un grande insieme, dove tutto entra in contatto con tutto. Ecco un grande minestrone! Una zuppa. Si una zuppa.
Sono una zuppa!!!
Poi mi voltai, dormiva ancora e russava anche, e vidi l’uomo che amo!
E mi accorsi di quanto è debole il perimetro tra me e lui.
Poi imbattersi in quello scricciolo di sorellina.
Poi la telefonata leggera di quell’amico che è sempre un po’ “assud”
Poi il suono del clacson di un collega.
Poi essere lì, al primo concerto della sua vita.
Poi il sorriso del vicino su un pianerottolo di passaggio.
Poi aprire la posta e trovare le parole lontane che arrivano dal Nepal, ma sembrano così vicine.
Poi il mio cane che attenta alla mia vita giocando tra le mie gambe.
Poi la cena preparata con la ricetta di mamma.
Il mio perimetro c’è, continua a esistere, deve esistere, è giusto che esista, ma l’ho indebolito, ero stanca di essere così fortemente compatta al suo interno. Ero stanca di me! Ero stanca di sapermi ME! Solo ME!
Questa difesa dell’IO fino a godere solo di sé, cede nell’abbraccio.
Poi ecco il mio nome. Pronunciato da tante voci. E io non sono quello che pensavo! È un nome il mio che si racconta grazie all’Altro.
Sono una zuppa, ma non posso conoscerne il sapore!
Finirei per gustarne solo UNO. Quello che credevo. Ditemi voi, per favore, che sapore ho!
Aggiungete i vostri ingredienti. Ho ancora tanta paura! Ma mi piaccio di più con le vostre spezie. Quelle che vengono da terre lontane, da quell’area incalcolabile perché fuori dal perimetro.
Al mio funerale ci sarà un’adunata di sapori e non è detto che anch’io, nata e divenuta fortemente tonda, non possa un giorno morire quadrata.
Vi prego però, quel giorno non calcolate la mia area. Non serve a niente. Non resterà così a lungo.

(Tiziana C.)

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