Confidenziale RadioKairos- extras della Prima Puntata

Testo del brano tratto dal libro “54” di Wu Ming, contenuto nel cd

Yo Yo Mundi
54
(
Mescal/Materiali Musicali i Cd de “il Manifesto” 2004)



recitato da Francesco Di Bella, cantante dei 24 Grana,  che chiude la prima puntata di “Confidenziale”.
(N.b. i libri del collettivo Wu Ming sono scaricabili  a questo indirizzo: http://www.wumingfoundation.com/italiano/libri.html)


Dichiarazione resa in data 25/01/1954 al commissario di P. S. Pasquale Cinquegrana da Pagano Salvatore di ignoto, sospettato del furto di un costoso apparecchio televisivo di marca americana dalla base militare delle Forze alleate di Agnano, Napoli.

 

D’accordo, ho capito. Voi dite che ci starebbe una persona che mi vide dalle parti della base. Agnano, dico. La base degli Alleati ad Agnano. Ma che significa? Può essersi pure sbagliato, voi lo sapete come succede quando fa buio, che credete di riconoscere un amico e invece è qualcuno che non c’entra. Ecco, cosí dev’essere andata. Cosa credete? C’è piú di una persona che vi può dire che stavo alla festa. Vi ho già parlato l’altra volta della festa, quella della Befana. All’orfanotrofio Santa Teresa. Certo, a distribuire i regali alle creature, come no? Lo potete chiedere a suor Giuliana, se volete, non era mica buio là, quella mi ha visto per bene in faccia, insomma, abbiamo pure parlato. E c’era anche suor Maddalena, pure a lei lo potete domandare. Non penserete che due suore vi vogliano mentire, quelle sono le spose di Cristo, voi le conoscete le suore, preghiere e opere buone, non sanno nemmeno cos’è una bugia, cioè, intendetemi, lo sanno, però pensano che se uno le dice la Madonna piange, davvero, cosí ci dicevano, lo sapete cosa succede se dite le bugie?

A me sono loro che m’hanno cresciuto. Le suore, dico. Suor Giuliana e suor Maddalena insieme. Potete controllare, fino all’età di tredici anni ho abitato presso la Casa del fanciullo di Santa Teresa, perché insomma, mia madre aveva danaro appena per campare, poveretta, e con il mestiere che faceva, non so se mi spiego, una creatura era un bel peso. Mio padre invece, non aggiungo altro. Fratelli, sorelle, magari ce n’ho pure parecchi, ma nessuno mi ha mai avvertito.

E già che ci siete, quando andate dalle suore, chiedetelo a loro, se sono un delinquente, come dite voi. Quelle non vi dicono mica le bugie, lo sapete. Salvatore Pagano? È ‘nu bravo guaglione, sí, sempre appresso ai cavalli, alle scommesse, ma che volete, quello deve campare. Perché a quelle, alle suore, nemmeno le scommesse piacciono assai. Che se uno scommette troppo fa piangere Santa Teresa. Cosí ci dicevano. Ogni peccato c’ha il suo santo che piange, e piú è grave il peccato piú il santo è importante. Ma scusate, vi stavo dicendo delle suore. Salvatore Pagano? Non ha mai rubato nulla, vi direbbero, a parte qualche caramella, e sí, vabbuo’, pure qualche sigaretta, e una volta, ma proprio una volta soltanto, una bottiglia di vino dalla cantina, ma un televisore, quello è troppo, e dove l’avrebbe messo un televisore? No, no, Totore è ‘nu bravo guaglione, cosí vi direbbero.

Che poi, guardate, per dimostrarvi che con voi voglio essere sincero fino in fondo, come in un confessionale, oltre le caramelle e le sigarette e la bottiglia di vino, quella volta, ma una volta soltanto, eh?, ci sta pure un altro fatto. E questo non credo le suore ve lo verrebbero a raccontare, perché insomma, anche loro, in questo caso, ci siamo capiti, no? E quella è proprio la cosa piú grossa che ho mai fatto, a fin di bene, sicuro, una cosa giusta, sissignore, che altrimenti le suore mica me lo lasciavano fare, abitavo ancora mezzo con loro, ai tempi. Sí, mezzo, insomma, a metà, un po’ e un po’, il giorno me ne stavo per conto mio e la sera tornavo da loro a dormire. Avevo tredici anni, allora.

Vi ho detto, no, che ci sono certi amici, ma pochi, e altri amici ancora che mi conoscono pure Totore ‘a Maronna? No, no, non v’inquietate, non sto cambiando discorso un’altra volta. Questo ha a che vedere con quella cosa grossa, ma giusta, che ho fatto tanto tempo fa, quella delle suore. Insomma, vi dicevo, mi chiamano cosí, Totore ‘a Maronna, per il fatto che io, non proprio da solo, anzi, con altre persone, ho fatto piangere la Madonna. Che c’entrano le bugie, scusate? Quello è un modo di dire. No, queste Madonne qua non le ho mica fatte chiagnere con le bugie. Quelle piangevano per davvero. Cioè, per davvero no, mica era un vero miracolo, era una bugia, però piangevano, eccome. Non avete capito? Ve lo spiego meglio: queste altre persone con cui stavo davano una mano ad altre persone ancora, persone importanti, pezzi grossi. Questi pezzi grossi andavano in moltissimi paesi intorno a Napoli, posti come Acerra, Marano, Afragola, parlavano delle loro cose, facevano propaganda, raccontavano i loro progetti. Mentre quelli se ne andavano, e la gente era ancora quasi tutta lí, sotto il palco, che questi pezzi grossi parlavano da sopra un palco, arrivavamo noi. Cioè quelle altre persone insieme con me. E io non è che dovevo fare molto, mi mandavano nella chiesa del paese, insieme con il parroco, che pure stava con noi, e a un certo momento io dovevo correre fuori, a fare il pazzo, a dire che avevo veduto la Madonna piangere, che era un miracolo, currite! che una vecchiarella che stava con me era svenuta dallo spavento. E c’erano delle volte che quelle altre persone che stavano con me avevano sistemato una pompetta d’acqua dentro la statuina della Madonna, e quella piangeva per davvero, cioè, non proprio davvero, non era un miracolo, ma insomma pareva che piangeva. Ma altre volte non c’era bisogno, bastava che quelli del paese vedevano questo guaglione e questa vecchiarella che dicevano sí, che la Madonna aveva pianto, l’avevano vista loro, proprio mentre quel pezzo grosso diceva che bisognava votare per lui, croce sulla croce, altrimenti altro che Madonna, altro che Italia, arrivavano quelli che se magnavano ‘e criature e…

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